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Che cos’è il tasso di interesse in macroeconomia?

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Stai preparando l’esame di economia politica e vuoi sapere cosa si intenda per tasso di interesse in macroeconomia? Oppure sei semplicemente curioso di scoprire come funzionino i tassi di interesse? Abbiamo un’ottima notizia per te: sei nel posto giusto.

In questa nostra guida spiegheremo cosa sono i tassi di interesse,cercando di dare una risposta a tutte le tue domande. Prenditi qualche minuto, non te ne pentirai.

Molti studenti, in particolare quelli iscritti alla facoltà di economia, durante il loro percorso universitario, si trovano a dover affrontare l’esame di economia politica, non sempre facilissimo da superare in modo soddisfacente ed agevole a causa della complessità della materia e dei numerosi modelli che vengono trattati.

Ed è proprio alla luce di queste difficoltà che siamo convinti che la nostra guida possa esserti di aiuto per chiarirti le idee sul tasso di interesse in macroeconomia. Sei pronto? Partiamo.

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Il tasso di interesse: un elemento chiave

Oggi analizzeremo l’importanza dei tassi di interesse, soprattutto sottolineando come cambi il costo del denaro al variare degli stessi. Ma cos’è un tasso di interesse? Scoprilo leggendo la guida.

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La macroeconomia

Prima di spiegare cosa sono i tassi di interesse in macroeconomia, riteniamo doveroso fare una distinzione tra microeconomia e macroeconomia e definire quest’ultima in maniera più chiara possibile.

  • La microeconomia studia il processo di scelta del singolo operatore, il modo in cui opera il singolo mercato di un bene o di un fattore, le integrazioni che sussistono tra i diversi mercati attraverso la teoria dell’equilibrio economico generale;
  • La macroeconomia considera i comportamenti di tutti gli operatori aggregati, quali famiglie, imprese, Stato, settore estero, il loro coordinamento da parte di mercati anch’essi aggregati, quali quello dei beni, del lavoro, dei titoli e della moneta, e l’interazione tra questi mercati nel determinare le grandezze aggregate, ovvero produzione, occupazione, consumi, investimenti, livello dei prezzi, tasso di interesse.

Dunque, rispetto alla microeconomia, la macroeconomia permette uno studio più essenziale ed efficace delle relazioni fondamentali che legano i mercati e dei risultati che ne derivano circa il livello di produzione e di occupazione come indicatori rilevanti del benessere della collettività. Inoltre, si concentra sul livello di utilizzo delle risorse, analizzando quanto viene prodotto in aggregato, con quale impiego complessivo di lavoro e mezzi di produzione.

La più importante grandezza macroeconomia è senza dubbio il prodotto interno lordo (PIL), che misura il valore di mercato di beni e servizi finali prodotti all’interno di un sistema economico durante l’anno. Tre sono i metodi che possono essere utilizzati per il calcolo del PIL, che accenneremo solo brevemente per completare il discorso:

  1. Il metodo della spesa aggregata, composta da: consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni nette;
  2. Metodo del valore aggiunto, con cui dal valore della produzione di ciascun bene viene sottratto il valore dei beni intermedi;
  3. Il metodo del reddito, dove il PIL è ottenuto sommando i redditi dei proprietari dei fattori della produzione.

Cosa sono i tassi di interesse?

I tassi di interesse rappresentano un aspetto dell’economia molto vicino a noi. In poche parole, il tasso di interesse è il costo del credito o il rendimento del risparmio. Infatti, quando un individuo assume un prestito da una banca, il tasso di interesse identifica il corrispettivo che egli verserà alla stessa. Mentre se l’individuo deposita i propri risparmi presso una banca, gli interessi identificano il rendimento che egli ottiene. Viene espresso come una percentuale per un dato periodo di tempo.

Inoltre, i tassi di interesse sono caratterizzati dal regime di capitalizzazione degli interessi. Questo può essere semplice o composto. Parliamo di interesse composto quando lo stesso, invece di essere pagato o riscosso, viene aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto. Questo vuol dire che anche l’interesse maturato produrrà interessi. Al contrario, parliamo di interesse semplice quando questo è proporzionale al capitale e al tempo. Ovvero gli interessi maturati dal capitale in un dato tempo non vengono aggiunti al capitale chi li ha prodotti.

In economia si distingue poi tra tasso di interesse nominale e reale, ma quali sono le differenze?

  • Il tasso di interesse nominale è quello inizialmente concordato ed effettivamente pagato. Ad esempio, il tasso versato sul mutuo da chi acquista un’abitazione. Oppure quello che i risparmiatori ricevono sui propri depositi. Chi acquista un’abitazione, definito prenditore di fondi, corrisponde il tasso nominale. Mentre i risparmiatori lo percepiscono;
  • Tuttavia, per prenditori e risparmiatori conta anche la quantità di beni e servizi. Ovvero ciò che possono acquistare con quella somma. Un concetto definito dagli economisti “potere di acquisto della moneta”. Questo solitamente diminuisce nel tempo con l’aumentare dei prezzi a causa dell’inflazione. Andando a sottrarre questa perdita dal tasso di interesse nominale, prenditori e risparmiatori determinano il tasso di interesse reale su prestiti e risparmi.

Conclusioni e studi consigliati

Unicusano, da sempre vicina agli studenti, propone diversi corsi di laurea e master universitari dell’area economica in cui potrai affrontare il tema del tasso di interesse macroeconomia. Ed è per questo che ti invitiamo a visitare la nostra pagina Unicusano.it per ottenere tutte le informazioni di cui hai bisogno.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. In bocca al lupo per i tuoi studi.

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